
ANASTASIA, GENOVEFFA E CENERENTOLA
favola per bambini e adulti
di Emma Dante
con Gisella Vitrano, Italia Carroccio, Valentina Chiribella, Davide Celona
luci Gabriele Gugliara
scene, costumi, regia Emma Dante
Compagnia Sud Costa Occidentale
età consigliata dai 6 anni
Dopo il successo di pubblico e di critica che ha accompagnato la sua presenza durante la prima stagione monografica del Valle, Emma Dante esplora il teatro per le nuove generazioni con una rilettura della Cenerentola.
Anastasia, Genoveffa e Cenerentola favola per bambini e adulti, già dai primi passi si è conquistato una menzione speciale al Festival Giocateatro Torino 2010 "per la convincente e trascinante interpretazione degli attori nella caratterizzazione dei personaggi".
All'interno della casa dove Cenerentola vive da sguattera, la matrigna e le sorellastre si presentano in maniera totalmente diversa da come appaiono all'esterno. Sciatte, malvestite e trasandate, dentro casa comunicano tra loro in un dialetto ricco di espressioni accese. Ma quando entrano in contatto con l'alta società, le tre arpie si riempiono la bocca di citazioni in francese. Stessa cosa fa il principe: il suo disagio lo esprime in dialetto come se il dialetto fosse la lingua privata con cui i personaggi possono dire ciò che pensano in tutta franchezza, ma anche lingua della vergogna, che non si può, non si deve parlare in pubblico. Solo Cenerentola, che non ha niente da noscondere, usa sempre lo stesso linguaggio: la sua disperazione è sotto gli occhi di tutti, la sua indole è nobile e gentile sia all'interno che all'esterno della casa.
Nello spettacolo - che resta in scena per tutto il periodo delle feste, Befana compresa - c'è tutto il teatro della Dante, riconoscibile nella recitazione parossistica di tutti gli attori, nell'impasto magmatico dell'italiano con il dialetto siciliano, nell'originale e straniante contrappunto musicale che, mescolando Liza Minelli con Massimo Ranieri e Gino Paoli, sottolinea i momenti salienti della storia. Tutto è giocato tra il dentro e il fuori di un paravento che definisce i luoghi dove si svolge l'azione. Ciò che non si vede è magico, ciò che è alla portata degli occhi è reale.
"Credo - dice Emma Dante - che sia più interessante sviluppare e stimolare la fantasia dei bambini attraverso un gioco di apparenze ed evocazioni. La bacchetta magica della fata non è potente quando trasforma la zucca in carrozza, bensì quando ristabilisce la giustizia e aiuta l'amore a germogliare. La stessa cosa vale per il linguaggio: le parole dialettali, soprattutto di un altro dialetto, sono più misteriose, incomprensibili ma accattivanti nella danza e nel canto delle vocali. I bambini sanno lasciarsi andare all'esercizio della fantasia e bisogna aiutarli a praticarlo offrendogli la possibilità di rielaborare a modo loro le storie che ascoltano dagli adulti. Certo, gli indizi, il sentiero da seguire, la guida sono importanti ma il resto lo devono fare i bambini".
La favola ha una doppia morale: la prima è che bisogna essere sempre gli stessi sia dentro che fuori dalle mura di casa, con una coerenza costante e duratura, senza vergogna delle proprie radici e della propria identità. La seconda è che i cattivi non devono diventare eroi né tanto meno restare impuniti.
In casa sono sciatte, trasandate, parlano in dialetto colorito, ma quando si tratta di presentarsi in società si agghindano, si riempiono la bocca di citazioni in francese, sono tutte inchini e galateo. Niente di più lontano dall' universo disneyano sono le tre arpie che formano la famiglia di Cenerentola, nella rivisitazione che ne ha fatto Emma Dante. [ ... ]
"Proprio perché sono arrivata alla maturità ho deciso - racconta la Dante - di dedicarmi al teatro ragazzi. Il fatto è che mi sento sempre più bambina, [ ... ] mi sento proiettata alla leggerezza, [ ... ] credo che soprattutto sia un'esigenza dell'essere umano. Non bisogna perdere di vista le cose importanti, che non sono certo la scalata sociale, bensì le relazioni con le persone che ami, o altre ancora più semplici e apparentemente banali. Che sono le cose, tuttavia, che danno senso al mio lavoro"
Il teatro ragazzi si rivolge anche agli adulti, ma certo impone un registro un po' diverso.
"In parte. In questa Cenerentola ci sono tutti i temi fondamentali per il mio teatro: un nucleo familiare in cui le persone stanno insieme per forza e non per scelta, una ragazzina emarginata e a cui nessuno riconosce un ruolo. Il fatto che nessuno sappia come si chiama per davvero Cenerentola è un fatto molto significativo, no?».
I suoi personaggi, tranne Cenerentola, parlano in siciliano. Perché?
"Il dialetto è una costante dei miei spettacoli, c'era anche nella Carmen. In questo spettacolo è la lingua del privato, quella che si usa fra le mura di casa. Da noi in Sicilia - ma non solo lì - è diffuso provare vergogna per il dialetto, in quanto è da sempre considerato la lingua degli zotici, dei poveri, dei semplici".
Nei suoi spettacoli c'è un mondo di emarginati ed esclusi, persone spesso sconfitte, ma le donne non rientrano in questo cliché. Per quale ragione?
"Da Carmen a Cenerentola, mi piace immaginare donne che lottano, che non stanno con le mani in mano, che non sono indolenti, ma con un' energia trascinante. Al ballo con il Principe per esempio Cenerentola prende l'inziativa, ballano un libertango e lo conduce lei".
La scena è fatta di elementi molto semplici
"C'è un fondale a strati, sul fondo tessuti tipici delle case siciliane decadute che simboleggiano la casa e davanti tessuti bianchi, da grandi occasioni, per raccontare il palazzo. Ma come sempre un gran lavoro lo fanno gli attori, che interpretano sei personaggi in quattro. Il nucleo fondamentale è la creatività, e per questo i materiali della scena possono anche essere poveri".
Uno spettacolo per bambini, una regia lirica, un libro, l'anno prossimo un film: qualcosa sta cambiando?
"No, solo che io sento di dover imparare più cose possibili nella mia vita. Odio insegnare, amo apprendere. Però tutti i miei lavori mi somigliano: non farei un'opera lirica qualunque, ho fatto quella, in quelle condizioni, così come non tutte le favole mi interessano. Mi dedico a ciò che sento prioritario e necessario, non esiste una serie B nel mio lavoro, tutto ha una sua urgenza".
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